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Presentazione del libro L’Albero del Milicuccu di Giancarlo Bellina

Il 23 Novembre 2013 sarà

l’Albero del Milicuccu di Giancarlo Bellina

a fare storia culturale a Siracusa al

Salone Borsellino del Palazzo Vermexio

albero del milicuccu di Giancalo BellinaL’evento ha riunito oltre 100 persone, all’insegna di un traguardo raggiunto dal Bellina nella stesura di un’autobiografia ricca di storia locale, che ha commosso per i dettagli delle persone, delle vicende e dei luoghi ricordati.

La voce recitante di Edda Cancelliere introduce il contenuto e il titolo del libro, accompagnata in chitarra classica da Nello Alessi, creando un’atmosfera a caratura emozionale unica nel suo genere! I commenti in sottovoce ed al termine della serata sono stati ricchi di gratitudine per il regalo nel rivivere quei racconti con un’emozione rinnovata dalla bellezza della voce e la carezza delle corde.

Salvo Adorno, come relatore, introduce il concetto di quest’albero che tutti abbiamo nel nostro passato, di cui il libro della memoria del Bellina ne rappresenta una prova, quale concetto dell’impossibilità di recuperare il passato, potendolo solamente ricordare o ricostruire. In tale percorso Giancarlo Bellina documenta il suo passato generazionale con elementi di ricerca storica , quali mappe catastali, registri di censimento di fine ‘800 e alberi genealogici, che testimoniano la veridicità del ricordo e della memoria. Grazie alla moderazione del Prof. Egidio Ortisi, comprendiamo che lavorare sulla storia può essere inteso come operare su cultura necrofila, giacché abbiamo a che fare con “opere”, potremmo dire, “morte”. Se ne vanta nella validità la ricostruzione storica che il libro contiene durante gli anni in cui i racconti si svolgono. Dal libro emerge il dualismo tra Ragusanità e Siracusanità, non come contraddizione, ma come opportunità di arricchimento dalla diversità. Ragusa, con il suo tessuto storico-sociale affine al connotato geografico del suo territorio, con i tipici muri a secco, baluardo della proprietà, della famiglia, del confine che ha fatto di questa città un esempio di valorizzazione della propria specificità, dei propri valori e dei propri prodotti e dei ragusani, nella loro genuina socialità, dei custodi orgogliosi della loro specificità territoriale e culturale. Siracusa, che il modello fordista dell’industrializzazione trasforma in una città aperta e con una pluralità di leve, conferendo il connotato di polis antica e moderna al tempo stesso, con un patrimonio tecnico e di innovazione energetica ed ambientale che appartiene al suo territorio e che rappresenta sicuramente la migliore eredità lasciata dall’epoca industriale.

Forse proprio queste due anime hanno contribuito a costruire il Giancarlo di oggi, una bilanciata complementarità di ragusanità e siracusanità di cui l’autore è orgoglioso perché ognuna di queste due anime è stata alimento positivo e creativo dell’altra, in una sintesi armonica ed armoniosa dell’uomo che si realizza pienamente attraverso lo sviluppo delle diverse e complementari dimensioni tecniche-professionali e umane-valoriali del suo essere “persona”.

Riprende in narrazione una seconda fase di letture audio acustiche, su Ortigia e asilo delle suore Orsoline, tratte dal libro; uno spaccato dell’infanzia di Giancarlo Bellina durante la sua vita nella casa di via Mirabella, con un televisore a valvole, che ricorda Gigliola Cinquetti con “Non ho l’età”, mentre le note in sottofondo riportano alla memoria la melodia della famosa canzone.

Edda Cancellieri e Nello Alessi evento libro del BellinaArriva dunque il momento dei ringraziamenti di Giancarlo Bellina per aver potuto presentare il libro “L’albero del Milicuccu” anche a Siracusa, in un contesto molto diverso rispetto alla sua tipica veste di ingegnere/manager immerso nel mondo industriale, richiamando l’importanza di custodire, per non dimenticare, i valori del rispetto per la terra dove viviamo. Scrivere questo libro ha significato per l’autore riscoprire una nicchia ove rifugiarsi per non perdere ciò che di più importante esiste nella vita, ovvero quei sacri valori che l’albero del Milicuccu non smetterà mai di ricordarci. “Le radici del nostro presente sono la storia del nostro passato, senza la cui memoria non può esistere il nostro futuro”: così si chiude l’esordio narrativo di Giancarlo Bellina.

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